di Fantascienza
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- URANIA n° 843 del 6 Luglio 1980 - TRADUZIONE DI LAURA SERRA A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c'è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un'ottima invenzione. Questo pianeta ha, o meglio aveva, un fondamentale problrma: la maggior parte dei suoi abitanti erano infatti afflitti da una quasi costante infelicità.Per risolvere il problema dell'infelicità furono suggerite varie proposte, ma queste per lo più concernevano lo scambio continuo di pezzetti di carta verde, un fatto indubbiamente strano, visto che a essere infelici non erano i pezzetti di carta verde, ma gli abitanti del pianeta. E così il probelma restava inalterato: quasi tutti si sentivano tristi e infelici, perfino quelli che avevano gli orologi digitali... |
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- URANIA n° 968 del 15 Aprile 1984 - TRADUZIONE DI LAURA SERRA Al principio fu creato l'Universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. Numerose razze sono convinte che l'universo sia stato creato da una specie di dio. Gli Jatravartid di Viltvodle VI credono invece che il cosmo sia nato da uno starnuto di un essere chiamato il Grande Ciaparche Verde. Gli Jatravartid, che vivono nel costante timore del giorno in cui ci sarà l'Avvento del Grande Fazzoletto da Naso Bianco, sono piccole creature azzurre fornite ciascuna di cinquanta braccia, ragion per cui sono stati gli unici, nella storia delle razze intelligenti, ad avere inventato il deodorante per le ascelle prima della ruota... |
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- URANIA n° 973 del 24 Giugno 1984 - TRADUZIONE DI LAURA SERRA Così, come sempre, cominciò la sua giornata. Il problema non era tanto il freddo, l'umidità, il cattivo odore della caverna. Il problema era che la caverna si trovava nel bel mezzo di Islington, e che prima di due milioni di anni non sarebbe passato nessun autobus. Come Arthur ben sapeva, il tempo è il posto (se così lo si può chiamare) peggiore per perdersi; e lui ci si era perso un mucchio di volte: nel tempo e nello spazio. Ma, se non altro, quando ci si perde nello spazio si ha sempre qualcosa da fare. E così, era rimasto infognato lì, sulla Terra allo stadio preistorico, in seguito ad una serie di avvenimenti che lo avevano visto ora vittima di esplosioni, ora vitima di insulti. Era finito nelle regioni più bizzarre della Galassia, su pianeti che mai aveva immaginato che esistessero, e per quanto da anni ormai vivesse una vita molto, troppo tranquilla, si sentiva ancora nervoso... |
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- URANIA n° 1028 del 3 Agosto 1986 - TRADUZIONE DI LAURA SERRA A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c'è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un'ottima invenzione. Questo pianeta ha, o meglio aveva, un fondamentale problrma: la maggior parte dei suoi abitanti erano infatti afflitti da una quasi costante infelicità.Per risolvere il problema dell'infelicità furono suggerite varie proposte, ma queste per lo più concernevano lo scambio continuo di pezzetti di carta verde, un fatto indubbiamente strano, visto che a essere infelici non erano i pezzetti di carta verde, ma gli abitanti del pianeta. E così il probelma restava inalterato: quasi tutti si sentivano tristi e infelici, perfino quelli che avevano gli orologi digitali... |
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- URANIA n° 1209 del 11 Luglio 1993 - TRADUZIONE DI LAURA SERRA Uno dei problemi riguarda la velocità della luce e le difficoltà che comporta il tentare di superarla. Non la si può superare. Niente viaggia più in fretta della velocità della luce, con la possibile eccezione delle cattive notizie, che seguono proprie leggi specifiche. Di fatto, gli Hingefreel di Arkintoofle Minor cercarono di costruire astronavi propulse da cattive notizie, ma non funzionavano molto bene ed erano accolte così male quando arrivavano da qualche parte, che arrivare da qualche parte finiva per non avere alcun senso... |