Così come preannunciato nel
resoconto di Marzio Tosello il romanzo vincitore del 1° Premio Urania
è stato pubblicato nel n°1120 in data 9 Febbraio 1990.
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In appendice una corposa biografia,
un'intervista di Nicoletta Vallorani all'Autore e una bibliografia fanno
da corredo al romanzo vincitore:
Con Vittorio Catani abbiamo
accesso a una voce che viene dal sud. Lo scrittore, infatti, è nato
a Lecce nel 1940, e vive a Bari, dividendosi tra l'attività di
autore e saggista e quella
di organizzatore di attività promozionali che hanno sempre a che
fare con la sf. Alcuni suoi scritti sono apparsi su pubblicazioni italiane
di un certo prestigio (L'eternità e i mostri Galassia n.168,
Piacenza, 1972; Davanti al Palazzo di Vetro, nell'antologia Universo
e dintorni, a cura di Inìsero Cremaschi, Garzanti 1978) e su quotidiani
(La gazzetta del Mezzogiorno, 1984 L'Unità, 1986). Di uguale levatura
sono i saggi, tra i quali spicca per originalità quello pubblicato
nella Grande Antologia della Fantascienza (Edizioni Del Drago, 1981) e
intitolato "Musica e Fantascienza". In collaborazione con Eugenio Ragone
e Antonio Scacco, ha pubblicato per la Dedalo, nell'85, un'opera saggistica
(Il gioco dei mondi) di concezione alquanto originale e molto ricca
di tematiche e di materiale iconografico. Il gioco dei mondi ha vinto il
Premio Italia per la saggistica nell'86, mentre il romanzo che avete appena
letto si è classificato al primo posto nel Premio Urania 1989. Personalità
attiva e poliedrica (fra le altre cose, è tra i fondatori della
fanzine THX 1138), Vittorio Catani ha partecipato anche, a trasmissioni
radiofoniche, seminari universitari e spettacoli teatrali dedicati alla
fantascienza. I suoi personaggi sono, da quando Catani è giunto
a precisare meglio i propri interessi narrativi, gente di tutti i giorni,
persone costantemente alle prese con l'impatto ambiguo dell'inarrestabile
avanzata della tecnologia. Su questo scenario di base innesta un gruppo
di storie i cui protagonisti tentano di creare una società più
libertaria e più a misura d'uomo.
Coniugato, due figli, lavora
come direttore di un'agenzia della Banca Commerciale Italiana di Bari.
Qui di seguito troverete
il testo di un'intervista che Catani ha concesso a URANIA per il tramite
della nostra collaboratrice Nicoletta Vallorani. Per
comodità, il testo
è stato diviso in sezioni. |
STORIA PERSONALE E TRADIZIONE
COLLETTIVA
Da quanto hai fatto finora,
emerge che hai sempre avuto un consistente interesse per attività
che hanno in qualche modo a che fare con la promozione
della fantascienza in Italia.
Ritieni che la fantascienza italiana sia meno diffusa rispetto a quella
francese, inglese e ovviamente americana?
A
quanto mi consta, è assodato che le più importanti "sf nazionali"
sono nate dove il modello USA ha trovato un terreno già coltivato.
Semplificando, in Francia c'è stato Verne, in Inghilterra Wells,
e in America Latina i grandi scrittori del fantastico.
Ritieni
che in Italia le cose stiano diversamente ?
Sì.
Per di più, questo, per gli scrittori italiani è solo il
primo handicap.
Cosa
c'è d'altro?
Be',
negli altri paesi che ho citato, gli scrittori hanno saputo piegare il
modello alle loro esigenze culturali, con risultati spesso di estremo interesse.
Si è trattato di un processo non imposto, ma spontaneamente assecondato
da lettori ed editoria. Tutto questo in Italia non è mai successo.
Cos'è
avvenuto invece?
Quasi
dai primordi, la nostra fantascienza ha imboccato due vie divergenti: una
preponderante, consistente nell'imitazione del modello, e una minoritaria,
basata sulla rielaborazione consapevole e contestualizzata nelle nostre
costanti culturali.
Tutto
questo, che tipo di problemi ha implicato?
Quanto
meno, c'è stata una divergenza di interessi e anche di risultati.
La seconda via di cui parlavamo, quella più "letteraria" e "sperimentale",
ha interessato estimatori, ma non il grosso pubblico. Perciò le
opere di questo tipo sono sopravvissute solo presso l'editoria cosiddetta
minore, e su una miriade di pubblicazioni amatoriali a circolazione limitatissima:
le "fanzine". La narrativa basata invece sulla semplice imitazione del
modello americano, d'altro canto, non ha sortito grandi risultati per ovvi
motivi: infatti, all'imitazione è quasi sempre preferibile l'originale.
Secondo
te, queste evoluzioni divergenti hanno avuto effetti deteriori sulla fantascienza
italiana?
A
mio parere, è probabile che la cosa abbia incentivato la diffusa
convinzione che gli italiani non sanno scrivere buona fantascienza, o comunque
non riescono a "vedere" alcune interessanti vie possibili. Di qui anche
il disinteresse degli editori. È un circolo chiuso.
Ne
hai sperimentato personalmente le conseguenze negative?
Credo
di aver avuto le difficoltà che hanno tutti gli autori italiani
che decidono di occuparsi di fantascienza.
Com'è
nato il tuo interesse per questo genere letterario?
A
quindici anni, provavo già a scrivere racconti di fantascienza,
stimolato soprattutto dalla lettura di Urania, che ho seguito praticamente
dal suo atto di nascita, nel '52. Il mio primo racconto è uscito
nel '62, in appendice alla sezione italiana di Galaxy. Da allora ad oggi
ho pubblicato circa una quarantina di titoli, tra i quali un'antologia
personale di racconti e un saggio critico pubblicato dalla Dedalo e scritto
in collaborazione con altri autori. I miei racconti sono usciti su Galassia,
Nova sf, Robot, i quotidiani L' Unità e La Gazzetta del Mezzogiorno,
e presso vari editori italiani ed esteri.
COSTRUENDO
LE RADICI
A
proposito di editori, mi è sembrato di capire che tu non sia del
tutto convinto dell'efficacia della politica editoriale italiana riferita
alla fantascienza.
Non
è questo. Credo piuttosto, come dicevo prima, che si sia presi in
un circolo chiuso. Gli editori, è ovvio, sono interessati a vendere,
anche perché ne va della loro sopravvivenza come tali. D'altro canto,
la fiera imitazione di un modello, di qualunque origine esso sia, di solito
non dà luogo a prodotti di grande valore e originalità.
Cosa
suggeriresti all'editoria italiana?
Da
profano, mi interesserebbe esplicitare due miei convincimenti. In primo
luogo, esiste una fascia di lettori notevolmente interessata a una fantascienza
con più diretti agganci alla realtà odierna. Lo si evince
dal corso e dal tono di conferenze e incontri dedicati a queste tematiche.
Di conseguenza, varrebbe la pena di assecondare questa nuova direzione:
chissà che non produca anche vantaggi sul piano delle vendite.
Inoltre?
Inoltre,
temo che l'immaginario collettivo sia ormai saturo dei vecchi stereotipi
della fantascienza. Le astronavi, le guerre stellari e gli alieni continuano
ad essere per il profano gli elementi caratterizzanti della sf, ma per
il lettore abituale faccende di questo genere stanno ormai perdendo ogni
interesse. Da ciò potrebbero forse trarsi interessanti conclusioni.
Quali
iniziative riterresti utili per creare nuovi spazi espressivi per chi ha
scelto di scrivere fantascienza?
Una
volta che si decida di promuovere finalmente anche questo genere letterario,
il lavoro non sarà facile e i risultati, credo, non arriveranno
immediatamente. Ancora una volta, secondo me, la parte del leone spetterebbe
ai grandi editori, che sono nella posizione giusta per poter convincere
il
pubblico di un fatto sostanziale: esiste anche una valida fantascienza
italiana.
Quale
misura narrativa credi che si presti più facilmente a questo scopo:
il racconto o il romanzo?
A
mio parere, bisognerebbe offrire ai lettori soprattutto racconti, anche
perché, in base alla mia esperienza, questa risulta essere la dimensione
narrativa in cui gli italiani riescono meglio. Ovviamente, dato che non
si tratterebbe comunque di autori conosciuti al grande pubblico, ogni opera
andrebbe corredata di notizie bio-bibliografiche essenziali e commenti.
Credo sia solo questo il modo per evitare che il materiale italiano si
perda, agli occhi del lettore distratto, nel mare della fantascienza americana.
Ci
sarebbe quindi anche un problema di scelta dei testi.
Certo.
Il materiale da pubblicare dovrebbe essere scelto sempre con cura in base
ai basilari requisiti della letterarietà. Non devono esserci favoritismi
o giudizi discutibili dal punto della scrittura, soprattutto perché
in questo modo si possono evitare dall'editore facili e fondate critiche.
E
agli scrittori, cosa consiglieresti?
Ai
colleghi scrittori, invece, consiglierei di fare pressioni sull'editoria
specializzata, talora insospettatamente disponibile. Esistono anche percorsi
trasversali: si tratta di considerare le emergenti possibilità di
vendere sceneggiature di impostazione fantascientifica al cinema, al teatro
e alla radio.
In
generale, consiglieresti anche altre attività promozionali?
Dovrebbe
essere incrementata la consuetudine di propagandare I'immagine della fantascienza,
soprattutto italiana, attraverso conferenze, seminari, convegni: a volte,
queste iniziative sono molto utili per conquistare a questo genere letterario
un pubblico anomalo, di lettori onnivori che spesso sono più flessibili
di coloro che hanno sempre letto solo sf tradizionale. Bisognerebbe anche
fare in modo che a tali iniziative prendessero parte personalità
di spicco del mondo culturale, purché, ovviamente, già simpatizzanti
della sf. Andrebbe infine vivacizzata l'attività italiana della
World Science Fiction, che è di sicuro uno strumento internazionale
di grande utilità.
Quale
potrebbe essere il tuo apporto personale al processo di recupero che suggerisci?
Proprio
su queste iniziative era centrata una relazione tenuta da me e dall'amico
Eugenio Ragone durante la scorsa Italcon, a San Marino. La cosa più
confortante è che qui, a Bari, i nostri sforzi congiunti hanno dato
spesso risultati soddisfacenti.
Quindi,
ritieni che la situazione italiana stia già migliorando.
Se
non altro, ci sono i presupposti perché migliori. Allo stato attuale
delle cose, è evidente che la linea della rielaborazione del modello,
probabilmente l'unica interessante e percorribile da parte degli autori
italiani, si è comunque evoluta e mostra potenzialità notevoli.
Inoltre, molta fantascienza americana si è europeizzata, con scrittori
come Silverberg, Le Guin, Bishop; questo predispone a nostro vantaggio
i gusti di una vasta fascia di pubblico. La questione torna a dipendere,
quindi, dagli scrittori e dal tipo di fantascienza che decidono di scrivere.
In
particolare, tu in che filone inseriresti la tua opera?
Il
mio modello è una fantascienza ortodossa che privilegi aspetti psicologici,
sociali, etici e filosofici... e che esprima una punta di trasgressione.
Quest'ultimo
è un aspetto sviluppato sempre più di rado.
Concluderesti
con una visione ottimista del futuro della fantascienza in Italia?
Perché
no? C'è molto lavoro da fare, ma... basta essere disposti a non
tirarsi indietro. |
BIBLIOGRAFIA
ESSENZIALE
Antologie.
1972
L'Eternità e i mostri (Galassia n.168, ed. CELT, Piacenza). Comprende
il romanzo Breve eternità felice di Vikkor Thalimon e tre
racconti (I mostri, Nella sfera, La vita di Marion).
Saggistica.
1985
Il
gioco dei mondi: Le idee alternative della sf (con Eugenio Ragone e
Antonio Scacco ). Edizioni Dedalo, Bari, 1985.
Romanzi
brevi.
1976
Attentato
all' Utopia, Nova Sf Speciale n. 1, ed. Libra, Bologna.
1978
Il
pianeta dell' entropia, Robot n. 22, Armenia, Milano.
Racconti.
1978
Davanti
al Palazzo di Vetro (nell'antologia di AA. VV. Universo e dintorni
a cura di I. Cremaschi), Garzanti, Milano.
1984
Due
volte vedova di te, "La Gazzetta del Mezzogiorno", Bari, 18.8.84.
1986
Che
amore di computer, "L'Unità", Milano, 6.8.86.
Varie.
1984
Voci
dal domani (antologia sonora su audiocassette di sceneggiati e poesie
di sf). Con V. Catani, R. de Marinis, R. Perillo, E. e M. Ragone; regia
di E. Ragone. Realizzazione di Radio 5, Bari. |
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