PREMI SF:
I romanzi giunti
in finale al PREMIO URANIA di quest'anno non sono opera di affermati scrittori
del genère, e questo, in un certo senso, ci fa piacere: anche se
siamo stati più che lieti, nelle edizioni precedenti, di premiare
Vittorio Catani e Virginio Marafante, dobbiamo confessare che attendevamo
con impazienza il momento (e l'opportunità) di rivelare ai nostri
lettori un autore nuovo.
A giudizio della giuria
finale, composta dal redattore capo di URANIA Marzio Tosello e dal sottoscritto,
i romanzi pervenuti quest'anno hanno rivelato molte pecche tradizionali
dei nostri scrittori, in parte scusabili e in parte no.
I difetti che si possono
scusare sono una certa ingenuità nello stile, la tendenza a usare
un linguaggio stereotipo (e che, dunque, finisce per somigliare più
a una traduzione che all'italiano) e nel ricalcare trame e modelli tipici
della fantascienza "importata".
I difetti che si possono
meno facilmente perdonare sono, a nostro avviso, una scarsa capacità
di raccontare sorprendendo il lettore ( quasi sempre tutto viene dato per
scontato e dopo la prima enunciazione la storia procede senza sussulti
su un binario fisso) e una notevole incapacità nel drammatizzare:
i concetti vengono enunciati, non dimostrati o fatti vivere nelle "scene"
del romanzo. Insomma, in troppi casi siamo davanti a un approccio tutto
sommato dilettantesco.
Ciò detto, siamo
lieti di aver trovato almeno un'eccezione a questa regola, ed è
il romanzo che ha vinto l'edizione di quest'anno; mentre sugli altri finalisti
spenderemo una parola fra breve, affrettiamoci a segnalare che il vincitore
del PREMIO URANIA 1991 è "Ai due lati del muro" di Francesco
Grasso. Una storia movimentata:, dai toni quasi "gialli" nella prima
parte, centrata su un argomento oggi molto di moda: i mondi simulati, le
realtà virtuali. Pur non potendo dire di più per non sciuparvi
il piacere della lettura quando il romanzo sarà pubblicato, diciamo
che il libro di Grasso non è del tutto esente dai peccati veniali
di cui parlavamo sopra; ma è senz'altro quello che mostra la maggiore
capacità di venirne fuori attraverso la voglia di raccontare una
storia, costruita secondo i dettami della suspense .
Complimenti dunque a Grasso,
neo-vincitore; ma non rinunciamo a segnalare, fra gli altri finalisti,
almeno i romanzi "Eternità" di Franco Ricciardiello
e "L'ultima cenere" di Maurizio Checcoli.
"Eternità" è
un romanzo troppo vicino alla fantasy per soddisfare le esigenze dei nostri
lettori.
"L 'ultima cenere", invece,
adotta uno scenario "apocalittico" di cui abbiamo sentito parlare veramente
troppe volte: una dittatura alla Grande Fratello su uno sfondo socio-politico
solo a tratti credibile.
Quello che continua a sorprenderci
è il fatto che pochissimi autori puntino su trame lineari, semplici,
che magari prendano le mosse dal nostro presente e dalla nostra realtà
attuale; per la maggior parte (anzi, per la stragrande maggioranza) si
tuffano a capofitto in scenari "prefabbricati"; mondi del lontano futuro,
ambienti quasi-fantasy, robot, androidi, ecc. ecc. E se l'anno prossimo
provassimo a scrivere più storie ambientate nel presente, qui e
ora, ma con un'autentica trovata fantastica al centro? Storie meno rocambolesche
e più sorprendenti? Avventure nel tempo e nello spazio che suscitano
il nostro stupore proprio perchè prendono le mosse da una realtà
"banale" e quotidiana? Non vogliamo influenzare nessuno: è solo
un suggerimento fra i tanti possibili.
G. L.
|
|