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In genere l'appassionato
di letteratura fantascientifica è uno spettatore molto esigente
di film di fantascienza, molto più di un normale spettatore. Questo
perché il lettore di FS sa che la produzione media delle opere scritte
di fantascienza è nettamente al di sopra delle corrispondenti opere
cinematografiche e che, pur avendo il mondo cinematografico il valore aggiunto
della descrizione attraverso le immagini, difficilmente queste riescono
ad emozionarlo come una trama avvincente di un racconto di Brown, di Bradbury
o di Matheson.
Certo ci sono stati,
negli anni, degli ottimi film di fantascienza che, in genere, quando sono
stati tratti da opere letterarie, erano comunque qualcosa di diverso, non
di migliore ma di diverso, da queste, e forse erano ottimi proprio per
questo motivo.
Il nostro pensiero
in proposito è stato espresso con molta chiarezza dal Buon Dottore,
alias Isaac Asimov, il quale scrisse a più riprese (e ti pareva,
ha scritto tutto di tutto!!!), su tale argomento. Qui sotto riportiamo
parte di un suo articolo del 1979 apparso sulla serieURANIAblu "Guida alla
fantascienza":
..."Spesso i giornalisti mi
chiedono in che misura mi ha toccato l'attuale boom della fantascienza.
Io rispondo: <<In nessuna misura. Il boom della fantascienza di cui
parlate voi riguarda il cinema e la televisione, mentre io mi occupo della
fantascienza scritta. Sono lieto di annunciare che quest'ultima gode di
buona salute, ma è la prima che sta attraversando un periodo di
boom. Si tratta di due tipi si fantascienza diversi: vanno sotto la stessa
definizione, ma questa è l'unica cosa che li accomuna>>.
E' una risposta che lascia
immancabilmente stupiti i giornalisti, e che forse lascerà stupiti
anche voi, per cui permettete che mi spieghi. Per poterlo fare, dovrò
dare ai due tipi di fantascienza nomi diversi, per evitare confusioni.
Ricorrerò dunque alle sigle di cui vi ho parlato in altri articoli:
l'abominevole sci-fi che indica la fantascienza dei mass media,
e la vecchia, cara sf, abbreviazione che da sempre indica la fantascienza
dei libri e delle riviste. Innanzitutto, bisognerà chiarire. che
la sci-fi ha un pubblico fondamentalmente diverso da quello della sf. Perché
uno spettacolo televisivo o cinematografico dia i suoi profitti deve essere
visto da decine di milioni di persone, mentre alla fantascienza scritta
basta essere letta da qualche decina di migliaia di persone. Ciò
significa che circa il novanta per cento (o addirittura il novantanove
per cento) della gente che guarda la sci-fi molto probabilmente non ha
mai letto sf. I produttori di sci-fi non possono certo partire dal presupposto
che il loro, pubblico sappia qualcosa di scienza o di estrapolazioni scientifiche,
né che sia interessato alla fantascienza. Dunque, perché
si aspettano che la gente vada a vedere i loro film? Perché si propongono
di offrirle qualcosa che c'entra solo marginalmente con la fantascienza,
ma che decine di milioni di persone sono ansiose di vedere (pagando il
biglietto). Questo qualcosa sono le scene di distruzione. Potrete vedere
astronavi che distruggono astronavi, mostri che distruggono città,
comete che distruggono la Terra. E tutte queste scene si basano sugli effetti
speciali, che sono quelli che attirano la gente. Credo che non esistano
quasi opere di sci-fi senza scene di distruzione, e se mai ne producessero
una, nessuno andrebbe a vederla; oppure, se fosse così valida da
attirare un piccolo pubblico, nessuno l'etichetterebbe come fantascienza.
Il fatto che gli effetti speciali siano così indispensabili al successo
di cassetta porta naturalmente a enormi spese di produzione. Questo pone
i produttori davanti a un dilemma: probabilmente il film incasserà
tanto da giustificare tutte le spese, ma come esserne certi? La sicurezza
è impossibile, così c'è sempre la tendenza a ridurre
i costi, e gli effetti speciali alla buona sono assolutamente abominevoli.
D'altra parte, quando il produttore decide di essere largo di borsa con
gli effetti speciali, quasi sempre tende a far economia in altre cose,
prima fra tutte la sceneggiatura. Il risultato è che la trama e
i dialoghi delle opere di sci-fi sono in genere men che mediocri. Una volta
che i personaggi siano riusciti a profferire un "Wow!" davanti a un'astronave
avversaria che esplode, il loro ruolo finisce. C'è poi da dire che
la gente fa presto ad abituarsi agli effetti speciali e alle scene di distruzione,
e in breve tempo si stufa. Così ogni film deve avere effetti migliori
di quello precedente, il che significa sempre più spese per essi,
e sempre meno per le altre cose (che raggiungono livelli vertiginosamente
bassi). Infine, i produttori di sci-fi hanno la psicologia dei "badare
al sodo"; ovvero, pensando sempre e unicamente agli incassi, se hanno guadagnato
o perduto, e quanto. E' chiaro che tutti noi abbiamo la psicologia dei
"badare al sodo". io scrivo per guadagnare, e anche voi, qualunque mestiere
facciate, lo fate per guadagnare. Tuttavia, più grandi sono le somme
investite (e quindi le possibilità di profitti astronomici o di
perdite abissali), più la mentalità del "badare al sodo"
tende a cancellare tutto il resto. I miei libri, racconti e articoli, per
esempio, rappresentano perdite o profitti così piccoli, che posso
permettermi il lusso dell'indipendenza: posso tentare ogni tanto qualcosa
di insolito, correre il rischio qualche rara volta di non badare troppo
alla qualità, e buttarmi dietro le spalle un eventuale insuccesso.
Lo stesso potete indubbiamente fare anche voi. I produttori di film e telefilm
invece non lo possono fare. Se infatti il successo li può rendere
milionari, l'insuccesso può spazzarli via per sempre. E' chiaro
che, avendo come alternative o una grande ricchezza o una grande miseria,
tendono a badare estremamente al sodo, e a puntare sul sicuro. Nel campo
della sci-fi, la cosa più vicina al sicuro sono gli effetti speciali.
Così per i produttori tutto il resto non ha alcuna importanza; anche
se con poca spesa e poco travaglio si potesse migliorare moltissimo la
qualità dei film, nessuno si disturberebbe a farlo. Tutti gli sforzi
devono essere concentrati sugli effetti speciali: solo quelli importano.
Allora vi chiederete, non ci vedo proprio niente di buono, nella sci-fi?
Ma no, non sono inacidito fino a questo punto. Certa sci-fi può
essere anche divertente. Penso ad esempio a Guerre stellari, che mi è
piaciuto perché è percorso da una vena di humour e ha il
buon gusto di non prendersi troppo sul serio; e credo che mi piacerà
anche Superman per gli stessi motivi, quando mi deciderò ad andarlo
a vedere. Quando poi il film è a disegni animati e puramente fantastico,
ove la tecnica di animazione riesca a suscitare in parte le emozioni prodotte
dagli effetti speciali, il risultato può essere dignitoso. Inoltre,
c'è sempre la possibilità che una piccola percentuale delle
persone che guardano la sci-fi sappia leggere, e che si senta spinta a
leggere per curiosità fantascienza, genere cui non avrebbe , mai
pensato se non avesse visto il film o il telefilm. Quindi, grazie al boom
della sci-fi anche il pubblico dei lettori potrebbe crescere, anche se
non certo di molto. A questo punto potreste pensare che non abbia chiarito
bene la differenza tra sci-fi e sf. In fin dei conti, certe riviste di
fantascienza non sono forse piene di racconti d'avventura e di scene d'azione
e di distruzione? Sì, certo, l'azione ci vuole, e se è necessario
distruggere un'astronave, la si distrugge anche nelle pagine della fantascienza
scritta; ma distruggere un'astronave usando le parole non è né
più costoso, né più difficile che fare qualsiasi altra
cosa le parole ci permettano di fare. L'energia mentale di noi scrittori
non viene completamente assorbita dalla descrizione di un episodio di azione;
ci rimangono il tempo, la volontà e il desiderio di aggiungere anche
altre cose, quali la trama, le motivazioni, la caratterizzazione dei personaggi,
e una certa fedeltà agli assunti scientifici. Poiché noi
autori siamo solo esseri umani, può darsi che a volte amalgamiamo
male gli ingredienti per mancanza di abilità; certo non lo faremo
mai per disprezzo verso il pubblico, o perché ci importa solo dei
quattrini. Non dico che siamo d'animo più nobile dei produttori
di Hollywood; forse, se fossimo sottoposti alle stesse pressioni cui sono
sottoposti loro, ci comporteremmo esattamente nello stesso modo. Ma non
siamo a Holìywwod, siamo qui, e dobbiamo accontentare un pubblico
che è un millesimo del loro. Ci piace pensare che questo millesimo
nostro sia il migliore. E' un pubblico che legge, che apprezza l'avventura
se scritta bene, che nutre interesse per la scienza anche quando non ha
con essa la familiarità di chi se ne occupa professionalmente... |
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