Il racconto lungo Mio
caro nemico (Enemy Mine) di Barry Longyear
viene pubblicato in Italia per la prima volta nel Settembre 1980 sul n°10
della Rivista di Isaac Asimov. Come
possiamo vedere nell'illustrazione qui sotto la copertina ( di Oliviero
Berni) si ispira proprio al protagonista di quest'opera.
Mio caro nemico
verrà poi riproposto, in appendice al n°1026 di Urania del 6
Luglio 1986, in occasione dell'uscita nelle sale italiane della versione
cinematografica.
Mio caro nemico
ha vinto il Premio Hugo 1980.
La storia è bellissima
e consigliamo, a chi non l'avesse già letta, di procurarsene una
copia perchè ne vale veramente la pena.
E' una di quelle opere che
ti fa amare la fantascienza e ti fa capire una volta di più come
questo genere letterario ha delle potenzialità che non si possono
trovare in altri generi magari più diffusi.
Scritto con vera maestria,
questo racconto, è uno dei pochi, tradotti in italiano, di Barry
Longyear.
Si arriva
in fondo alla storia con la voglia che questa continui all'infinito. Il
merito maggiore infatti, a nostro parere, è proprio l'ampio respiro
di questo racconto, e la parte più avvincente è senz'altro
quella che illustra la civiltà aliena dei Drac con le sue
tradizioni, parte questa che, ahimè, è stata completamente
"saltata" nel film. |
Da "SF AL CINEMA" di Marzio TOSELLO
in appendice al n°1026 di Urania
del 6 Luglio 1986.
La situazione di partenza, sia del romanzo breve
Mio
caro nemico di Barry Longyear (che pubblichiamo nelle pagine
seguenti), sia del film Il mio nemico che a esso s'è
ispirato, ricorda molto da vicino quella che aveva costituito l'ossatura
di un film insolito come Duello nel Pacifico, diretto nel
1968 da John Boorman. Anche qui due esseri nemici s'incontrano in
un luogo isolato e, volenti o nolenti, al di là dell'addestramento
ricevuto, devono imparare a convivere, se desiderano sopravvivere. Ma le
similitudini si fermano qui. Longyear aveva introdotto qualcosa
di più nel suo romanzo breve (premio Hugo 1980), qualcosa che andava
al di là della semplice "comprensione". Il Drac e il Terrestre riescono
a penetrare l'uno nell' umanità (nell'alienità, sarebbe più
giusto per tutt'e due) dell'altro, a conprendere le motivazioni profonde
della civiltà "altra", a divenire due esseri intercambiabili. E
il Terrestre lo diverrà a tal punto da non poter più vivere
né con i suoi né con gli altri, perché troppi ancora
sono i pregiudizi che dividono le due razze. Di tutto questo, cos'è
rimasto nel film di Petersen? E' rimasto intatto l' impianto emozionale,
la tensione che si crea fra le due razze, le barriere che lentamente cadono,
l'affetto che lega i due e che legherà ancora di più il Terrestre
al piccolo Drac. Dove film e testo scritto si discostano è nella
seconda parte. Mentre nel romanzo il Terrestre Willis Davidge combatte
una lunga lotta burocratica per recarsi su Dracon, dove ritroverà
in fortunose circostanze il suo protetto, tutto questo è venuto
a cadere nella versione cinematografica. Una storia intimista come quella
scritta da Longyear non era fatta per essere trasportata sul grande
schermo, che per ricreare ambienti alieni ha bisogno di grossi sforzi tecnologici
e finanziari, i quali si ripagano solo se sono finalizzati al grande spettacolo,
che sembra essere il solo in grado di riportare a casa i soldi spesi...
con qualcosa in più. Infatti, per ricreare il clima del pianeta
sul quale i due naufragano, il regista Petersen ha girato gli esterni
nell'isola di Lanzarote, alle Canarie, ricca di ben trecento
vulcani di cui alcuni ancora attivi. Su quello scenario da fine dei mondo
sono poi intervenuti i tecnici della George Lucas Industrial Lìght
and Magic con i loro giganteschi schermi blu con i quali riescono a
riprodurre qualsiasi tipo d'atmosfera possa servire in film del genere.
In più, Petersen s'è fatto costruire un gigantesco
studio per le riprese in interni che sviluppa oltre duemila metri quadri
di superficie per quasi venti d'altezza, in cui i tecnici tedeschi si sono
sbizzarriti a ricreare tutti quegli scenari che la vicenda richiedeva.
Infatti sono stati introdotti alcuni "mostri" abitanti il pianeta, con
cui i nostri devono confrontarsi per acquisire il diritto a vivere, sia
pure precariamente, in quell'ambiente ostile. Film e romanzo divergono
completamente al momento dell'avvistamento di un vascello che atterra;
nel romanzo il Terrestre e il piccolo Drac vengono divisi dai plenipotenziari
delle due potenze, nel film interviene l'avventura. Un'astronave carica
di brutti ceffi terrestri, che tengono in schiavitù i Drac catturati
per utilizzarli nello sfruttamento delle risorse minerarie di asteroidi
e pianeti, ferisce gravemente Davidge e cattura il suo pupillo. Davidge,
rimesso in sesto, torna sul pianeta, attacca da solo l'astronave (un attacco
in puro stile western, o, meglio ancora, da "commando"), libera il piccolo
alieno e, grazie all'intervento all'ultim'ora dei "nostri", assicura alla
giustizia i cattivi (dopo, ovviamente, aver provveduto a eliminare i peggiori
tra loro). Nel finale, assistiamo alla "presentazione al tempio" del giovane
Drac, con Davidge che ne recita la genealogia. Ovviamente, la versione
cinematografica privilegia l'avventura a scapito di un approfondimento
psicologico delle motivazioni che spingono Davidge ad agire come fa: ma,
come osservavamo prima, il cinema-spettacolo ha altre esigenze e poco si
cura dei particolari intimisti. Comunque, il film ha il giusto ritmo che
una vicenda del genere richiede: nervoso, un poco sincopato nelle scene
d'azione, ricco di colpi di scena e con quel pizzico (e anche un po' di
più ... ) di commozione che non guasta. In una pellicola come questa,
il personaggio più difficile da far vivere sullo schermo è
quello dell'alieno. Allo scopo, è stato selezionato un attore con
lunghi anni di recitazione alle spalle e con una professionalità
a prova di bomba, ovvero Louis Gossett jr., premio Oscar per il
film Ufficiale e gentiluomo. Gossett, che ha dovuto
sottoporsi tutti i giorni a tre ore di trucco per mutare la propria fisionomia
in quella del Drac Jerry, ha anche dovuto intraprendere un serio
allenamento per imparare a muoversi e a camminare come un essere che è
una sorta d'incrocio fra diversi animali, anche se è, o appare,
più debi- torio nei confronti dei rettili. La parte del Terrestre
è sostenuta da Dennis Quaid, noto per film come All
American Boys e il misconosciuto La stoffa
giusta. Ma nel confronto, qui, ha tutto da perdere, anche se non
per colpa sua. Per ottenere un Drac credibile è stato chiamato Chris
Walas, già noto al pubblico degli appassionati per essersi occupato,
fra gli altri, degli effetti speciali di I predatori dell'arca perduta
e di Il drago del lago di fuoco, oltre a essere il responsabile
della creazione e dell' animazione dei Gremlins. Per questa
sua nuova creatura, Walas si è avvalso di una nuovissima
tecnica che utilizza strisce di una speciale gommapiuma che vengono incollate
sulla pelle, ottenendo quell'effetto-guaina che rende credibilissime le
sue creazioni. Per il viso ha dovuto approntare tutti i giorni una maschera
estremamente sottile, tale da permettere la trasparenza del gioco dei muscoli
facciali dell'attore. Un risultato di tutto rispetto. Abbiamo lasciato
per ultimo il regista Wolfgang Petersén. Nato nel 1941 a
Edmen, nella Germania settentrionale, ha fatto le sue prime esperienze
nel mondo dello spettacolo come aiuto regista nel locale teatro. Abbandonata
la scuola di recitazione ha portato a termine con buon profitto quella
di regìa a Berlino, tanto che nel 1970 lo troviamo impegnatissimo
come regista televisivo. Per la tv gira diversi episodi della serie Tatort
(fra cui quello che segna il debutto artistico di Nastassja Kinski
e che è stato insignito del Premio Italia 1977). Passa in seguito
al cinema dirigendo prima Die Konsequenz, d'ambientazione
omosessuale, poi Black and White Like Day and Night, e infine
il film che l'ha rivelato al grande pubblico, U-Boot 96,
girato nel 1981. Tre anni dopo, la definitiva consacrazione con La
storia infinita. Ora, dopo il successo che ci auguriamo avrà
questo film, ha la strada aperta per qualsiasi produzione voglia intraprendere.
Marzio Tosello
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