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DI TOMMASO LANDOLFI CASA EDITRICE GUANDA COLLANA DI PROSA CONTEMPORANEA (APRILE 1982) |
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| Il volume che qui presentiamo
apparve in libreria con una fascetta con un contenuto di puro valore propagandistico
in quanto recitava letteralmente "IL PIU' BEL ROMANZO DI FANTASCIENZA ITALIANO".
Era, in buona sostanza, un modo come un altro per fare uscire dal ghetto
della letteratura popolare, una letteratura - quella fantascientifica -
per l'appunto - che pur riscuotendo sempre più successo nel mondo
dei lettori, veniva sempre più snobbata dalla critica. E, come se
fosse sufficiente, c'era la certezza che presentando un romanzo, scritto
nel 1950, da uno degli autori italiani più raffinati si potesse
riuscire nell'intento. Niente di più sbagliato, la fantascienza
non ha bisogno di passpartout intellettualistici per affermarsi, ma, a
nostro modesto parere, solo di una seria politica editoriale che sia in
grado di proporre, magari non tantissima SF, ma senz'altro tutta quella
di ottimo livello.
Il romanzo in se per se si legge bene ma, lo si capisce, usa l'immaginario fantascientifico solo come pretesto per rappresentare la crisi esistenziale del protagonista, in pratica è più un racconto intimista che un'opera di fantascienza. Urania&Co.
Luglio 2004
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Il racconto di fantasceinza, come è facile capire, è soltanto un pretesto; anche se l'incipit è memorabile (<<Questi contorti o levigati apparecchi, questi bottoni...>>), e anche se l'immagine dell'uomo che, spinto fuori dal portello, naviga per l'eternità al seguito dell'astronave ha una sua macabra e fantastica potenza. ciò che preme allo scrittore non è l'avventura spaziale, o la <<fumosa lanucola>> nel firmamento, ma il vuoto, l'assenza, cioè il luogo ideale, privo di storia, per approssimarsi alla verità, al silenzio delle domande <<ultime>> (<<ma la morte è un fare o un subire?>>). Il racconto cede dunque naturalmente il passo al diario. Come intuì subito Vittorio Sereni, recensendo il libro nel '50, Cancroregina segna il momento di trapasso dal prevalere nello scrittore dell'interesse narrativo al prevalere di un interesse più squisitamente esistenziale, che avrebbe toccato nei grandi diari (La bière du pecheur, Rien va, Des mois) altissimi vertic d'arte. Cancroregina ne è il preludio fantastico e ancora gioioso, godibile e goduto. Ma già il misterioso <<porrovio>> (<<il porrovio non è una bestia: è una parola>>) proietta la sua ombra minacciosa e tentacolare sino alla linea fatale ove la letteratura finisce, per poter cominciare. Geno Pampaloni
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