Urania
e... le invasioni vegetali!
(a
cura di Angelo Petruzzi*)
* Dottore Agronomo
Tra i temi più
gettonati della fantascienza troviamo il tema della invasione, nelle sue
diverse sfaccettature e tipologie:
- invasioni
classiche (La guerra dei mondi di H.G. Wells);
- invasioni
temporali (Fuga dal futuro e Mastodonia di Clifford D. Simak);
- invasioni
di vario genere (Urania 472 e 473: Le strade dell’invasione e Nuove
strade
dell’invasione)
...
Le invasioni
possono essere distinte in categorie relative all’oggetto della invasione
(ovvero se l’invasione riguarda la Terra oppure se riguarda luoghi esterni
alla Terra), a colui/cosa che la compie (ovvero se l’uomo e/o il luogo
in cui si trova è invasore o è invaso), al tempo in cui essa
avviene (nei due libri citati di Simak
troviamo il futuro che invade il presente – Fuga
dal futuro – e il presente che invade
il passato – Mastodonia
-).
Ogni categoria
può a sua volta dare origine a diverse sottocategorie, ad esempio
possiamo avere invasioni della Terra da parte di esseri alieni - i famosi
Chtorr
di
David
Gerrold, ma anche gli Ondicoli
di Fredric Brown,
dall’omonimo magistrale racconto, che si trova in Cosmolinea
B-1, i Titanici
di William Teen
(Urania 521 e 730, Gli uomini nei muri),
e i Nark
di R.M. Williams
(Urania 557 e 935 - Orrore alla miniera),
- oppure da parte di esseri già presenti sulla Terra, ma ancora
sconosciuti – i Vitoni
di Eric Frank Russell
(Urania 7 e 325bis - Schiavi degli invisibili),
i Neutri di
Quando
i neutri emergono dalla Terra di Bob
Shaw (Urania 740), …
In tema di invasioni
ho quindi selezionato alcuni libri, tratti dalla collana Urania, che descrivono
una particolare invasione, quella da parte di invasori
vegetali, anche qui distinguendo
tra invasori già presenti sulla Terra ed invasori alieni, considerando
poi invasioni dove i vegetali sono vegetali terrestri, portati nello spazio
da esseri umani allo scopo di colonizzare altri pianeti. |
L’orrenda invasione
(anche Il giorno dei trifidi – titolo originale “The day of Triffids”)
di John Wyndham
I Romanzi di Urania n°3
Dal libro “L’orrenda invasione”:
“Il
tronco, che scorgevo ora per la prima volta, era irsuto di peli simili
a piccole radici. Avrebbe avuto forma quasi sferica se non fosse stato
per tre protuberanze, rozzamente terminanti in punta, che sporgevano dal
basso. Sostenuto da queste, il corpo centrale era sollevato di circa trenta
centimetri da terra. Quando camminava la pianta si muoveva un po’ come
un uomo sulle grucce.”
|
Un
romanzo che è una pietra miliare della fantascienza “di invasione”
e “di sopravvivenza”: l’intera umanità, con l’eccezione di pochi
fortunati, diviene cieca - dapprima l’autore pone come giustificazione
il passaggio di una cometa, che aveva brillato per oltre 24 ore (necessarie
per colpire l’umanità in tutti i punti del globo), poi ipotizza
uno sconsiderato utilizzo di satelliti che sono impazziti, proiettando
luci che hanno reso cieco chi le guardava -; nel frattempo delle strane
piante mutanti, alte fino a due metri, capaci di muoversi e dotate di un
aculeo con un veleno mortale per l’uomo, fino a quel momento coltivate
per produrne un eccellente olio, iniziano ad attaccare gli uomini, facendo
strage dei non vedenti. È l’inizio di un romanzo che, pubblicato
per la prima volta nel 1951, è tuttora avvincente; la disperazione
di chi è divenuto cieco, gli scontri tra coloro che hanno ancora
la vista, il cadere in rovina delle città, sono molto coinvolgenti
(tanto da chiedersi come mai l’autore non abbia voluto affrontarne un seguito).
Dopo
averlo letto non si può evitare di allarmarsi facendo una passeggiata
in un bosco o in un ombroso giardino. L’origine dei vegetali non è
molto chiara ma certamente terrestre (Wyndham lascia capire che si tratta
di una scoperta fatta nell’altro versante del pianeta e che la diffusione
dei trifidi era legata alla possibilità di trarne, come già
detto, olio di ottima qualità a prezzo irrisorio). |
Anche
questo è un romanzo di fantascienza “di sopravvivenza all’invasione”:
in una località della Russia le radiazioni hannomutato una pianta,
rendendola in grado di afferrare e stritolare esseri viventi e capace di
spostamenti trascinandosi sulle radici.
Degli scienziati
si recano presso il luogo in cui è presente la pianta ed una segretaria,
ignorando la pericolosità della pianta, la porta direttamente a
Mosca.
Mentre nella
Russia siberiana iniziano a rendersi conto della pericolosità di
questo nuovo vegetale, la scena si sposta su di un’isola dove poche persone
si trovano a fronteggiare piante carnivore sempre più grandi e numerose;
da lì le pianteinvaderanno il mondo intero??
Nella quarta
di copertina, in considerazione della possibile ispirazione tratta dal
libro di Windham, c’è scritto “l’originalità non va dunque
ricercata nel tema, ma nel nuovo modo di richiamarci alla realtà
del pericolo”. |
Sanguivora (Titolo
orifinale"Flowers of evil")
di Robert Charles
Urania 919
Dal libro “Sanguivora”:
“Un
altro viticcio scattò stringendogli le dita sino a fargli male.
Lui ritrasse di colpo la mano, svellendo i viticci. I lunghi baffi-di-gatto
verdi si afflosciarono e Jonathon scrollò la mano finché
non caddero. … Capì che la pianta aveva cercato di catturarlo e
fu preso da una rabbia improvvisa contro di essa … Si mise a calpestare
le piantine con i pesanti scarponi finché non le ebbe schiacciate
completamente. Compiuta la vendetta se ne andò soddisfatto, senza
accorgersi che altre pianticelle dai fiori azzurri facevano capolino in
mezzo all’erica.”
|
L’orrore di Gow Island
(The monster from Earth's end)
di Murray Leinster
Urania n°425 e n°782
Dal libro “L’orrore di Gow
Island”:
“Il
cane abbaiò allegramente,e la cosa si mosse ancora.Il cane sollevò
una zampa per toccarla, ma fu colpito da qualcosa che somigliava a tre
foglie spinose. Poi cominciò a strisciare faticosamente sul terreno.
Era lunga una decina di centimetri, non di più. Il cane la seguì
con interesse. La cosa ripiegò quelle che sembravano tre foglie
e si nascose in una spaccatura del terreno. Naturalmente non esistevano
creature simili, non potevano esistere.
Tuttavia,
era accaduto.”
|
Anche
qui abbiamo pochi uomini su di un’isola, dove giunge la notizia dell’arrivo
di un aereo, con alcuni componenti di una spedizione scientifica ed i reperti
che hanno raccolto.
L’eccitazione
dei diciannove componenti della base è alta, non vedono gente nuova
da mesi, ma ecco che il pilota si spara non appena toccato terra e non
c’è traccia degli uomini che erano a bordo. Dopo questi tragici
avvenimenti, sull’isola iniziano strane sparizioni, prima il corpo del
pilota, poi un cane, … mentre una creatura che sembra invisibile ed evita
la luce inizia a cercare le sue prede.
Originale
il supporto scientifico su cui si basa l’esistenza della pianta assassina:
è una pianta mutante proveniente da una regione polare, dove la
lunghezza della notte costringe la pianta a predare altri esseri viventi
per trovare l’energia che non riesce a procurarsi tramite la fotosintesi.
|
In
questo libro invece l’invasore vegetale è alieno, nel giro di pochi
anni sembra aver preso il sopravvento su qualunque filo d’erba preesistente,
e pochi gruppi sparsi di esseri umani cercano di sottrarre metri quadri
da coltivare all’avanzata delle piante aliene. Le piante sono state seminate
sulla Terra e la hanno quasi totalmente colonizzata, aiutati da esseri
che, a bordo di astronavi, distruggono ogni altra forma di vita animale.
Al
tema dell’invasione di vegetali alieni che hanno riempito il mondo si unisce
il tema religioso; il gruppo di uomini protagonista del romanzo basa le
proprie azioni sulla Bibbia e tra essi vi è un uomo che si chiama
Jeremiah: il libro è estremamente realistico nel proporre un ottavo
flagello biblico, con un ultimo capitolo (numero 17 !!) che lascia poco
alla speranza e presenta un “inaspettato parallelismo finale con la
profezia di Geremia che comincia: Il tempo del raccolto è passato,
l’estate è finita, e …**”
**
dalla quarta di copertina del classico Urania 12 del marzo 1978
|
Gomorra e dintorni
di Thomas M. Dish
(titolo originale “The
genocides”)
Urania n°449
Dal libro “Gomorra e dintorni”:
“Quegli
alberi – o, come li chiamava Anderson, le Piante – raggiungevano al culmine
della crescita i centottanta metri di altezza e avevano delle foglie grandi
come cartelloni pubblicitari. … La scorza che avvolgeva la radice non era
più spessa di trenta centimetri e oltrepassatala, le dita dell’uomo
incontrarono una massa di radichette capillari, dopo di che … non c’era
che spazio libero – Ma questa roba è vuota!”
|
Il ciclo degli Chtorr
di David Gerrold
(Urania n°1194, n°1218,
n°1244, n°1245 e UraniArgento n°7)

Dal libro “La guerra contro
gli Chtorr” – Urania 1194:
“…
è una specie di alga. Si sviluppa molto rapidamente, galleggia sulla
superficie dell’oceano ed è leggermente tossica. … Una volta sviluppata,
tende a soffocare qualsiasi altro tipo di vegetazione. Non usa la clorofilla
per la fotosintesi, il che spiega il suo colore tendente al porpora …
Ora
pensate a quel che succede ai pesci e alle piante che sono costretti a
vivere in quelle stesse acque e che, a differenza di voi, non hanno la
possibilità di venirne fuori. L’esposizione prolungata è
sempre fatale e più le forme di vita sono piccole, più rapidamente
soccombono …
Al
ritmo di crescita attuale , entro due-cinque anni la maggior parte delle
acque coltivabili sarà persa per sempre”
Dal libro “L’anno del massacro”
– Urania Argento 7:
“-
Sta schiacciando il nervo di un rampicante, si può dire che ha continuato
a ballarci sopra fino a questo momento. –
Abbassò
lo sguardo e vide i rampicanti che aveva sotto i piedi. Improvvisamente
spalancò gli occhi.
-
E quelle cose laggiù in fondo sono arbusti erratici – indicai con
un cenno della mano. – Sono carichi di inquilini … minuscole creature che
colpiscono in sciami. Ha mai assistito a un banchetto frenetico? … Bè,
io sì, e non ci sono superstiti."
|
Nei romanzi
che Gerrold ha scritto sulla invasione della Terra, che vede protagonista
un intero ecosistema alieno, la cosiddetta “artiglieria pesante aliena”
è costituita dagli Chtorr, enormi organismi vermiformi; assieme
a loro, e li si scopre man mano che si va avanti nella lettura, appaiono
una serie di organismi alieni, tra cui anche dei vegetali. L’ecologia chtorran
creata da Gerrold diviene sempre più complessa con il progredire
della storia, e gli organismi vegetali diventano man mano più numerosi
ed interagenti fra loro.
|
Jack
Vance ha inventato innumerevoli mondi alieni, creandosi un posto d’onore
nella storia della fantascienza. Nel romanzo in questione ci porta a conoscenza
di un pianeta dove le case sono piante viventi, potate e indirizzate verso
forme che ne permettano l’utilizzo come abitazioni.
La
fame di abitazioni nei diversi pianeti colonizzati dagli umani rende tali
vegetali molto ricercati, anche perché dal pianeta Iszm queste particolarissime
case vengono esportate soltanto nelle versioni più lussuose (e costose),
con tutte le comodità che solo i vivaisti del pianeta Iszm sono
in grado di creare.
Per
impedirne la diffusione, vengono esportate solo piante non in grado di
riprodursi:
riuscire
ad esportare dei semi di piante fertili è una speculazione edilizia
o l’inizio di una invasione vegetale ??
NOTA:
è
proprio in appendice all’Urania n°385 che troviamo il racconto “Rapporto
di minoranza” di P.K. Dick, da cui è stato tratto il film “Minority
report”
|
Le case di Iszm di
Jack Vance (Teh houses of Iszm)
Urania n°385
Dal libro “Le case di Iszm”:
“Qui
vivevano le caste più basse. In modeste case a tre baccelli che
crescevano in lunghe file … Queste case erano di un colore neutro, grigioverde
sfumato di marrone con un ciuffo centrale di grosse foglie che ombreggiavano
i baccelli stessi. Non era permesso esportare case di quel tipo e Farr
… si sentì avvampare di indignazione. Era una vergogna che simili
case non potessero essere offerte ai miliardi di sottoabitati terrestri!
Un intero quartiere sarebbe costato pochissimo: il solo costo della semente!”
|
“I fondatori”(Founding
Father) di I. Asimov
dall'Antologia "Strage
nel cretaceo e altri racconti"
Urania n°419
Dal racconto “I fondatori”
di I. Asimov:
“Il pianeta non era pericoloso: nessuna
presenza di vita animale e dovunque una vegetazione rada. E blu, sempre
blu; clorofilla ammoniacata, proteina ammoniacata. … Per la successiva
stagione della fioritura avevano la loro terra senza ammoniaca, ma le piante
terrestri crescevano egualmente deboli.”
|
Volevo
concludere questa breve, e probabilmente non esaustiva, carrellata sugli
invasori vegetali in Urania con il racconto “I fondatori”, scritto nel
1965 da Asimov ed apparso l’anno successivo sull’Urania 419. Su un pianeta
ricco di ammoniaca precipita una navicella con a bordo cinque uomini; non
possono mettersi in contatto con altri uomini e sono costretti a rimanere
sul pianeta. La loro unica speranza è di riuscire a sopraffare la
stentata flora locale con flora terrestre, tramite i semi che hanno con
loro. Non riusciranno a sopravvivere ma forse la loro eredità sarà
quella di permettere alla flora terrestre di riuscire a germogliare grazie
al nutrimento dato dai loro corpi dopo la morte.
Il
racconto è giustamente presentato come “su una rigorosa base
scientifica, uno dei racconti più poetici di Asimov”.
NOTA:
se
vi piace la fantascienza degli anni sessanta vale la pena di cercare l’Urania
419, i racconti sono di ottimo livello (Simak, Sheckley, Gold, Asimov e
Silverberg, più un racconto, nella sezione varietà, di Spinrad).
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Non fa parte
della collana Urania, ma la rivista Robot è certamente parte della
storia della fantascienza in Italia. Il numero 36 del marzo 1979 si intitolava
“Le radici del male” ed era una antologia “all’insegna del verde”,
con racconti dove si mescolano horror e fantascienza, sempre però
con dei vegetali come protagonisti.
Il tema della invasione
è ben rappresentato nel racconto di David Keller “Guerra all’edera!”
dove una strana tipologia di edera, che sembra essere la causa dell’abbandono
di città fiorenti nel passato (le città dei Maya, Angkor
in Cambogia,…), compare in America ed in Inghilterra, mettendo in allarme
dapprima un ex soldato, un fisiologo vegetale ed un esploratore, poi tutta
la popolazione americana.
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“Guerra all’edera”
(The Ivy War) di D. Keller
Robot n°36
Dal racconto “Guerra all’edera”
di D. Keller:
“Dieci
anni prima non c’era un solo rametto d’edera in quei boschi, ma c’era un’ampia
voragine nel centro della foresta. Le mappe la chiamano la pozza della
palude. … Vicino alla città di cui sono sindaco c’è una pozza
che noi chiamiamo il pantano. E oggi a mezzogiorno è venuto un cacciatore
e mi ha detto che il suo cane era stato ucciso laggiù … ha detto
di aver visto qualcosa di simile a un grosso tralcio uscire dalla pozza
e strangolare il cane.”
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pagina
a cura di Angelo Petruzzi
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