Di seguito
vi proponiamo un DOSSIER di Giuseppe Lippi
apparso in appendice
al n°1203 del 18 Aprile 1993.
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Nel
primo anniversario della scomparsa del "buon dottore", URANIA lo
ricorda rievocando la nascita del suo ciclo più famoso: Fondazione.
LE
ORIGINI DELLA FONDAZIONE
Come è
nato il più famoso ciclo fantascientifico di tutti i tempi
di Giuseppe Lippi
È
il mattino del primo agosto 1941; a New York, nella Settima Avenue, un
giovanotto, di belle speranze sale i gradini del palazzo Street & Smith,
la vecchia casa editrice specializzata in pulp magazines che pubblica
" Astounding Science Fiction " ( ex " Astounding Stories"), il giovanotto
ha un appuntamento col signor Campbell, sì, John W. Campbell jr.,
conferma all'usciere mentre attende impaziente il pass. Attraversa
quindi alcuni corridoi, e finalmente ( dopo la visione di una magica stanza
in cui sono accumulati, in tanti pacchetti, gli "Astounding" del mese
dopo!), accede all'ufficio del signor CampbelI. Il giovanotto è
Isaac Asimov, un promettente nuovo autore che ha già venduto cinque
racconti e che si considera ormai uno di famiglia lì ad " Astounding"
, il re dei pulp di fantascienza. Quando si reca agli appuntamenti
con Campbell -vere e proprie story conferences, come si dice oggi
in gergo hollywoodiano- Asimov dimentica completamente il mondo esterno,
non riesce che a pensare ad " Austounding", al suo direttore e ai racconti
in fieri di cui dovranno parlare insieme. Così, oggi, primo
agosto '41, Asimov non pensa all'ombra minacciosa di Hitler che sovrasta
l'Europa, all'invasione della Russia o alla battaglia d'Inghilterra: ma
al fatto che lui deve discutere un nuovo soggetto con Campbell, e che,
purtroppo, non ha nessun nuovo soggetto in mente. Preso dalla disperazione
(e mentre l'usciere lo annuncia al direttore), Asimov comincia a sfogliare
nervosamente un volume che tiene sotto il braccio: sono i libretti di Gilbert
& Sullivan, i famosi autori d'operette che rimarranno per tutta la
vita gli idoli del nostro autore. Ed ecco, il libro si apre a caso su una
pagina della lolanthe in cui la Regina delle Fate si butta ai piedi
del soldato Willis. Il soldato Willis... uhm, fantastica Asimov abbandonandosi
alla libera associazione d'idee... Spesso, dove ci sono regine e soldati,
c'è anche un impero. Come l'impero romano, per esempio. Che cadde
nel 476 per far posto a un lungo Medioevo... A questo punto, la scintilla:
Asimov ha letto per ben due volte il Declino e caduta dell'impero romano
di Gibbon e si è trastullato con l'idea di volgerlo in chiave fantascientifica.
Ora sa di che cosa parlerà a Campbell: di un impero galattico e
del suo crollo. Appena in tempo, perche l'usciere si fa da parte e invita
Asimov a entrare: il signor Campbell lo aspetta.
John
Wood Campbell è un pezzo d'uomo coi capelli tagliati a spazzola
egli occhiali con montatura d'aciaio. Il suo non è un grande ufficio,
ma in quel momento gli occhi di Asimov luccicano: sulla scrivania ingombra
di carte, in un angolo, spicca l'originale della copertina del numero di
agosto, un bel disegno di Rogers che raffigura un gruppo di astronavi azzurrine
sulle rampe di Iancio e che illustra il racconto di Nat Schachner lurisdiction.
C'è anche il manoscritto di Robert Heinlein relativo alla seconda
puntata dei Figli di Matusalemme, uscita quello stesso mese. Le
correzioni editoriali, a matita rossa, sono discrete ma evidenti. Ma il
cuore di Asimov ha un tuffo quando scorge un secondo originale di Rogers,
quello per il numero di settembre: illustra nientemeno che un suo racconto,
il celebre Notturno!
In
un ufficio così c'è da perdere la testa, e Asimov deve sedersi.
Campbell capisce: la sindrome dell'autor giovane ha colpito ancora, e gli
porge un bicchiere d'acqua.
"Caro
Asimov, di cosa parliamo oggi?"
Asimov
fa appena in tempo a rispondere: "Di imperi galattici" che subito Campbell
s'infiamma, I'idea lo ha conquistato, bisogna scrivere al più presto
il racconto. Ne discutono insieme i particolari, e ben presto Campbell
convince il suo scrittore che un'idea così non si può comprimere
in una singola storia:
ce
ne vorranno due, tre, una serie. Facendo piccoli saltelli eccitati per
la stanza (mentre Asimov lo guarda con un misto di soddisfazione e d'apprensione)
Campbell si fa raccontare i dettagli, che il giovane collaboratore improvvisa
li per li.
Dunque,
il Primo Impero Galattico è crollato: ci vorranno mille anni prima
che il Secondo possa sorgere dalle sue ceneri, ed è di questo periodo
d'interregno che si occuperà la serie. Vi saranno narrate le lotte,
le difficoltà, gli imprevisti cui i difensori della pace galatticil
andrano incontro per porre fine al turbolento Medioevo stellare... A questo
punto (è facile immaginarlo) Campbell si volta verso Asimov e fa
schioccare le dita: "Caro Asimov, è tutto grandioso, assolutamente
inedito, ma come può un Medioevo galattico durare solo mille anni?
Andiamo, è ridicolo che su scala cosmica si debbano rispettare tempi
e cronologie tipicamente terrestri! No, qui ci vuole una trovata...".
E
così, mentre la story conference prosegue sempre più
infervorata, Asimov e Campbell abborracciano assieme il concetto di psicostoria.
Si tratta di una scienza immaginaria in virtù della quale i ricostruttori
dell'Impero potranno prevedere scientificamente ciò che avverrà
negli anni d'interregno,influenzando direttamente gli eventi storici. In
questo modo il terribile Medioevo galattico,destinato a durare trentamila
anni, si ridurrà a soli mille.
Campbell
e Asimov si lasciano il primo agosto su questa intesa; Asimov corre a casa,
scrive il racconto (intitolato Foundation) e lo spedisce l'8 settembre.
Vedrà la luce sul numero di " Astounding" datato maggio 1942. Asimov,
che fin da quei giorni lontani è un saggio amministratore di se
stesso, fa in modo che il racconto termini su un momento di grande suspense:
in questa maniera non c'è pericolo che Campbell cambi idea e annulli
il progetto di una serie.
Ma
il nostro autore ha fatto i conti senza l'oste, e cioè la sua immaginazione.
Che, a quanto pare, si rifiuta categoricamente di escogitare nuove avventure
per i seguaci di Hari Seldon e i suoi psicostorici, i soli uomini capaci
di far risorgere l'Impero abbattuto. Il 2 novembre del '41 -come Asimov
annota nel suo diario- lo scrittore, sconfortato, incontra l'amico Frederik
Pohl sul ponte di Brooklyn. Gli confida in breve le sue ambasce, specificando
che da quasi dieci giorni tenta inutilmente di dare un seguito a Foundation.
Pohl ribatte qualcosa che Asimov non ricorda, ma che evidentemente mette
in moto un meccanismo inconscio. Tornato a casa, infatti, il nostro autore
siede al tavolino e comincia a comporre diligentemente
Bridle and Saddle,
il secondo episodio della serie (pubblicato su Astounding" del giugno '42).
Superato
questo scoglio, dice Asimov (in un articolo titolato The Story Behind
the "Foundation"), i racconti successivi verranno scritti facilmente.
Si tratta di: The Big and the Little ( agosto 1944), The Wedge
(ottobre 1944), Dead Hand ( aprile 1945) e The Mule, pubblicato
in due parti nei numeri di novembre e dicembre 1945: quando apparirà
la seconda puntata, Asimov sarà ormai sotto le armi.
Terminato
il servizio militare, il nostro scrive Now You See It (gennaio 1948)
e si rende conto che la serie della Fondazione ormai l'ha un po' stufato.
Nelle sue parole: "Mi ero stancato del ciclo Fondazione, così
in Now You See It cercai di porvi fine, risolvendo il mistero dell'ubicazine
della Seconda Fondazione. Ma Campbell, quando lo lesse, non ne volle sentir
parlare: mi obbligò a riscrivere il finale e ottenne la promessa
che avrei preparato almeno un altro racconto". La storia conclusiva appare
sui numeri di " Austounding" del novembre 1949, dicembre 1949 e gennaio
1950, divisa in tre puntate. Si intitola And Now You Don't, forse
l'inizio di una minacciosa protesta nei confronti di Campbell: "E adesso
non ti azzardare a chiedermi un seguito".
Otto
anni della sua vita, un totale di 220.000 parole: è questo il bilancio
che Asimov fa guardandosi alle spalle e ripensando all'avventurosa storia
del ciclo della fondazione. L 'ultimo racconto esce all'inizio di una nuova
fase della sua carriera: ormai il nostro è diventato professore
di biochimica alla Facoltà di
Medicina
dell'Università di Boston, ha pubblicato il suo primo libro e non
pensa più agli imperi galattici. Ma come spesso succede, e a dispetto
del suo creatore, la creatura non vuol saperne di morire. Chi pensava che
il ciclo della Fondazione dovesse languire per sempre nelle pagine di "
Austounding", sbagliava di grosso: negli anni Cinquanta la fantascienza
comincia a venire pubblicata anche al di fuori delle riviste, sia in paperback
che in edizioni rilegate. Asimov fotocopia diligentemente i racconti della
Fondazione e li sottopone a due case importanti, ma sia Doubleday
(destinato, in futuro, a diventare il suo editore permanente) sia Little
Brown respingono il seriaI. Ne è invece attratta una piccola
ditta specializzata in fantascienza, la Gnome Press, fondata nel
1950. L'editore accetta di pubblicare il ciclo in edizione rilegata, ma
chiede ad Asimov il piccolo sforzo di scrivere un supplemento introduttivo,
perché ha la sensazione che il primo racconto cominci troppo bruscamente.
Nel 1951, dunque, vede la luce Foundation, che raccoglie l'introduzionee
le prime quattro storie originali; nel 1952 è la volta di Foundation
and Empire (con la quinta e la sesta storia) e nel 1953 Second Foundation,
con i racconti numero sette e otto.
Purtroppo,
però, Gnome è un editore quasi amatoriale: Asimov non percepisce
un solo centesimo di diritti d'autore, e questa situazione esasperante
dura dieci anni buoni. Le cose cambiano nel 1961, quando la Doubleday -che
è ormai diventata la casa fissa di Isaac Asimov, almeno per quel
che concerne la
fantascienza-
riceve una richiesta di traduzione del ciclo da parte di un editore portoghese.
Dato che la serie della Fondazione non le appartiene, Doubleday gira la
richiesta ad Asimov, il quale si sfoga sconfortato col suo editor: " Al
diavolo, Tim, quei libri sono fuori del mio controllo". Timothy Seldes
provvede subito a che le cose cambino, acquistando dalla Gnome tutti i
diritti. L 'accordo è raggiunto nell'agosto '61: Doubleday stamperà
l'edizione rilegata e la Avon Books quella tascabile ( anche se negli anni
precedenti c'è stata una versione economica, parziale, presso la
Ace).
È
da questo momento che il ciclo diviene patrimonio di quel vasto pubblico
che ignora tutto di "Astounding", che storcerebbe la bocca al solo sentir
nominare un "dinosauro" come Campbell ma che di fatto comincia ad appassionarsi
alla fantascienza. L'edizione italiana è del 1963-64; l'edizione
omnibus dello Science Fiction Book Club americano viene costantemente ristampata
da vent'anni. Migliaia di lettori scrivono ad Asimov, decretando che il
ciclo della
Fondazione
è la sua opera più riuscita. Questa opinione viene ufficializzata
nel 1966, quando la trilogia galattica riceve il premio Hugo per il miglior
ciclo di tutti i tempi, battendo Il Signore degli Anelli di Tolkien.
A
differenza di altre opere di successo "datate", a cui si è pensato
di dare un seguito per ragioni puramente commerciali, il ciclo della Fondazione
non ha mai smesso di suscitare richieste di "ancora!" da parte dei fans.
A un certo punto un collega di Asimov, lo scrittore Lester Del Rey, ha
minacciato di scrivere lui stesso il seguito, se Isaac si fosse intestardito
a non farlo. E così, dopo varie pressioni, nel 1971 Asimov siede
alla macchina per scrivere e in cima a un virginale foglio bianco batte
il titolo del suo nuovo romanzo: The Lightning Rod, capitolo numero quattro
dell'ex trilogia galattica. Ma si arresta dopo sole quattordici cartelle.
"Negli anni Quaranta" scriverà, a sua parziale discolpa "mi trovavo
nello stato d'animo adatto a immaginare le avventure della Fondazione".
"Trent'anni dopo non lo ero più: ormai scrivevo pochissima narrativa
e il grosso del mio lavoro era rappresentato dai saggi e dai libri di divulgazione.
Nemmeno la rilettura dei primi tre tomi del ciclo era bastata a ispirarmi...
Anzi, preso dal terrore, mi ero domandato: ma che diavolo ci troverà,
la gente, in una storia come questa?"
Eppure,
la gente continuava a trovarla irresistibile. Passano altri dieci anni:
l'attesa del pubblico è così spasmodica che un pittore milanese
appassionato di science fiction, Giuseppe Festino, "ricostruisce" un'ipotetica
copertina della rivista "Urania" in cui si presenta il tanto atteso seguito
della trilogia. Il titolo immaginato da Festino per l'edizione italiana
è "Terza Fondazione". Molti appassionati prendono la burla per vera,
e così, quando si diffonde la notizia che Asimov sta lavorando davvero
al quarto libro della saga, accettano la cosa con una punta di condiscendenza:
"loro" sapevano già.
Invece
si tratta di una coincidenza clamorosa: e i più informati (i quali
sapevano benissimo che Festino aveva disegnato per il puro piacere di farlo,
senza nessuna "spifferata" da oltreoceano) restano di sasso quando il miracolo
s'avvera. Certo, il romanzo non s'intitola "Third Foundation", certo,
la sua prima edizione non vedrà la luce in "Urania", ma la profetica
anticipazione non perde nulla della sua magia.
Per
scrivere L 'orlo della Fondazione Asimov subisce una sorta di ricatto
alla rovescia: la Doubleday gli spedisce un assegno di 25.000 dollari prima
ancora che lui si metta al lavoro. È un anticipo sull'anticipo:
alla consegna del manoscritto seguiranno altri 25.000 dollari, poi, naturalmente,
i diritti d'autore non appena il romanzo avrà cominciato la sua
fortunata tourneé nel mondo.
Sulle
prime Asimov vorrebbe rifiutare: ma Betty Prashker, senior editor alla
Doubleday, è irremovibile. Tienti l'assegno e goditelo, dice. Ah,
pensa il povero Asimov. Godermelo! Come faccio a godermelo, quando so di
essere indebitato per cinquantamila dollari? Non gli resta che sedersi
alla macchina per scrivere, rispolverare le quattordici cartelle di The
Lightning Rod e battere in cima al foglio virginale un nuovo titolo.
Cominciato nel giugno 1981, Foundation's Edge viene consegnato agli
editori il 25 marzo 1982. Inizialmente l'autore pensa di mantenere il vecchio
titolo, The Lightning Rod; ma gli fanno presente che sarebbe carino
se la parola "Fondazione" si potesse in qualche modo incorporare.
Asimov
propone quindi Foundations at Bay (Scacco alle Fondazioni), per
giungere infine al più lapidario Foundation's Edge.
E
questa è la storia.
Il
tema centrale della saga è quello del crollo di un gigantesco impero
galattico e dei problemi che sorgono per abbreviare il turbolento periodo
d'interregno. Il genere "imperi galattici" non è un'invenzione di
Asimov, sebbene, la fantascienza abbia cominciato a farne un uso cosciente
più o meno negli stessi anni in cui prendeva corpo il ciclo della
Fondazione. Perché non prima? Ma innanzitutto per una questione
di scope, cioè di grandezza degli orizzonti: la neonata science
fiction degli anni Venti e Trenta impiegò un certo tempo per rendersi
conto delle sue potenzialità, per capire che sì, la velocità
della luce poteva essere infranta, che l'uomo poteva spingersi fuori del
sistema solare, che le stelle -sia pure a prezzo di avventure titaniche-
potevano venir "domate" e raggruppate in
ideali
Federazioni. Questi piccoli miracoli di "allargamento dell'orizzonte" avvennero,
più o meno, fra il 1928 e il 1940. Solo allora cominciò a
lavorare una generazione di scrittori che si era formata leggendo la fantascienza
altrui, e che quindi, più che essere preoccupata di rendere accettabili
determinate convenzioni (il viaggio nello spazio, nel tempo, ecc. ) le
dava per scontate e le portava alle loro estreme conseguenze.
Il
ciclo della Fondazione di Asimov non sarebbe stato possibile senza le avventure
della Pattuglia Galattica e dei Lensmen di E.E. "Doc" Smith; della Legione
di Williamson; della Federazione di Edmond Hamilton (in quei classici della
space opera che sono L 'invasione della galassia e I soli che
si scontrano). Perché un impero galattico sia concepibile, infatti,
occorre: a) postulare non solo il raggiungimento, ma il superamento della
velocità della luce, cosa teoricamente impossibile per i fisici
ma poeticamente ammissibile dagli scrittori; b)l'esistenza di una forma
d'amministrazione così complessa da rendere possibile una civiltà
relativamente omogenea pur se sparsa su stelle distanti fra loro; c) lo
sviluppo, quindi, di una vera e propria "diplomazia" stellare, di una politica
stellare e così via; d) l'ammissione che la storia dell'uomo non
si svolga più su un piano planetario, ma universale. È un
balzo' concettuale notevole, perché significa il passaggio da storia
microcosmica a "macrocosmica " : uomo e universo si ritrovano, coincidono.
Naturalmente, per la loro stessa "grandiosità", i racconti sugli
imperi galattici fanno acqua da tutte le parti se esaminati da un punto
di vista logico. Come giustamente sostiene lo scrittore inglese Brian W.
Aldiss, che all'argomento ha dedicato un'esemplare antologia (Imperi
galattici) , questi racconti piacciono in definitiva più per
il loro sapore di "kolossal", di film in costume, di avventura per l'avventura,
che non per le implicazioni concettuali... Salvo alcune eccezioni.
La
serie della Fondazione rappresenta la più celebre e, forse, la più
riuscita di queste eccezioni. Il suo fascino non risiede infatti in quell'amalgama
di colori violenti e forti sensazioni per cui amiamo la space opera "calda
" (Hamilton o Williamson), ma nella "credibilità", o almeno nella
relativa complessità con cui è costruito lo scenario ed è
mandata avanti l'azione. Nella galassia di Asimov, insomma, non contano
le battaglie o i mostri verdi ( che infatti sono assenti), quanto le nozioni
di politica stellare, di economìa, le schermaglie diplomatiche e
scientifiche.E a chi, inorridito, si ritraesse dicendo: "Ma è suspense,
questa?",
dovremmo
rispondere: sì, è suspense, perche Asimov riesce a tramutare
quella che all 'inizio sembrava solo una complicata partita a Monopoli
in un'avventura affascinante, ricchissima di colpi di scena, imprevisti,
trabocchetti, tale da far invidia al più consumato romanziere d'avventure.
Con
la differenza, ripetiamo, che le avventure di Asimov sono imperniate sull'elasticità
degli intelletti piuttosto che su quella dei muscoli; sulle battaglie politiche
piuttosto che su quelle coi cannoni laser. Il "movimento" di questa movimentatissima
saga è di tipo cerebrale: la trilogìa della Fondazione può
a
buon
diritto definirsi la "summa" della cosiddetta Età d'Oro della fantascienza,
cioè di quegli anni Quaranta che furono dominati da " Astouning"
e dal suo direttore Campbell. In quegli anni i lettori scoprirono, accanto
all'intramontabile sense of wonder , il nuovo piacere della speculazione,
dell'idea sofisticata e molto elaborata. A questo tipo di fantascienza
Asimov e alcuni colleghi -soprattutto il complesso e affascinante Robert
Heinlein- hanno dato parecchi capolavori.
Con
Fondazione siamo in presenza di uno dei cicli di fantascienza più
soddisfacenti d'ogni tempo. L 'impero galattico di Asimov è costruito
non solo su tutta la serie di premesse che elencavamo sopra (superamento
della velocità della luce, civiltà stellare, storia a livello
cosmico, ecc.) ma su alcune idee originali e specifiche che qui trovano
fortunata applicazione. In primo luogo, il concetto di Fondazione: Asimov
ritiene che per salvare la galassia dal caos sia necessaria l'opera di
scienziati avanzatissimi, e sono appunto questi scienzati a popolare le
Fondazioni istituite centinaia d'anni addietro da Hari Seldon, l'inventore
della psicostoria. In secondo luogo, la psicostoria stessa: questa scienza
immaginaria non è, al contrario di quel che si potrebbe pensare,
la parente prossima di un fosco determinismo, ma si basa in sostanza sulle
leggi della statistica. Se il comportamento del singolo è imprevedibile,
dice Asimov {o meglio Hari Seldon), il comportamento di grandi masse di
individui è statisticamente inquadrabile in una serie di tendenze.
Quanto più vasta è la porzione di umanità presa in
esame, tanto più precise risulteranno le "previsioni" dei suoi movimenti
di massima. Grazie alla psicostoria il lunghissimo interregno fra il crollo
del Primo Impero e l'avvento del Secondo verrà accorciato a proporzioni
sopportabili. Ma il bello di uno scrittore come Asimov è che non
si limita a postulare un 'idea e a farla campare di rendita: no, si diverte
a contraddirla, a immaginare gli ostacoli che le sbarreranno il passo,
a inventare i tranelli a cui andranno incontro le soluzioni prospettate
solo un minuto prima. È da qui che nasce la suspense, il senso del
mistero: e nel caso del ciclo della Fondazione quest'imprevisto si chiama
Mulo, un essere dotato di poteri "psi" che proprio per questo rischia di
mandare all'aria il lunghissimo lavorio delle Fondazioni.
Ma
i pericoli e gli imprevisti si moltiplicano nei successivi romanzi, da
Fondazione
e Terra a I robot e l'Impero fino al Preludio alla Fondazione
che Asimov ha scritto nel corso degli anni Ottanta.
Fondazione
anno zero, il suo ultimo libro, è stato completato poco prima
della morte dello scrittore, avvenuta nell'aprile 1992. È la storia
su cui il cerchio si chiude.
G.L.
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